Alcuni anni fa’ mi trovavo a Berlino per
questioni di lavoro. Ero con alcuni colleghi nell’ampio ingresso di una
stazione di metropolitana centrale mentre assistiamo ad una scena…
diciamo inusuale…
Non lontano da noi si trovavano due ragazzoni
dall’apparenza decisamente alternativa… cinture di chiodi, capelli
lunghi e sporchi, giubbotti stracciati in pelle nera e jeans, uno era
seduto direttamente a terra, l’altro in piedi appoggiato al muro,
guardavano con disprezzo e superiorità la gente comune transitare da e
verso i treni… fino qui nulla di male, beati loro che possono vivere
(meglio dire sopravvivere) senza lavorare e vagabondando per la città…
Ad un certo punto uno di loro si gira e sputacchia
per terra, a mezzo metro dai suoi stessi piedi… l’altro ride divertito…
chi invece non ride affatto è un ragazzone del servizio di vigilanza che da oltre 50
metri di distanza stava osservando i due ed ora si era deciso a muoversi verso di loro. Noi lì impietriti ad osservare l’agente in divisa grigia,
pantaloni stile mimetica e camicia (temperatura prossima allo zero)…
completamente disarmato, senza neanche il manganello, un metro e novanta
di fisico statuario, sguardo freddo, una specie di Terminator biondo con
gli occhi di ghiaccio!!
Punta direttamente il tipo seduto e arrivato a
pochi centimetri da lui gli intima di alzarsi… con atteggiamento
svogliato e con un grugno strafottente lo sbandato si alza e…. porca
miseria… è il doppio di lui !! adesso sono guai, quelli sono due armadi
a doppie ante e fanno paura!!!
Noi senza parole immaginiamo già il seguito… molto
dolore… ma chi glielo ha fatto fare, in fin dei conti non facevano
proprio nulla… quello era un luogo pubblico e potevano starci benissimo
per ore… invece adesso… si è preso una bella rogna!!
A tutti gli effetti quante volte ci è capitato di
vedere persone alla base della falesia o fra i massi comportarsi da
incivili? C’e’ una piccola parte di noi, la peggiore, che non possiede
quel minimo di buona educazione per capire che gettare carta per terra,
infilare i mozziconi nei buchi della roccia, cacare appena dietro
l’albero e lasciare tutto in bella vista, sono gesti che deteriorano
l’ambiente e sono una mancanza di rispetto verso le persone che
frequentano lo stesso luogo!
E’ sempre il solito discorso sull’etica e sulla
tutela dell’ambiente, che dovrebbe essere completamente superfluo, anzi,
più lo ripeti e più vieni considerato fanatico quando non perfino
“integralista” !!
Integralista? Se questo significa essere convinto
al 100% di quello che dico lasciando quindi lo 0% alla visione opposta…
allora non ho problemi ad ammetterlo e anzi, posso anche consumarmi i
polpastrelli a riscrivere che:
- abbandonare rifiuti è un gesto incivile e per
rifiuti intendo anche le montagne di mozziconi che si trovano
dappertutto (pure nei buchi in sosta)
- defecare nei pressi di luoghi frequentati è
disgustoso
e ci aggiungo:
- incidere e scrivere sulla roccia è una sorta di
atto vandalico
e dulcis in fundo:
- tagliare le piante per farci passare una linea
- calpestare il manto di muschio che protegge il terreno o
lasciare che i propri cani lo facciano per noi con devastazione pure
superiore (magari pure cacate superiori!)
e poi mi sento anche di affermare questo: se vediamo
qualcuno che si comporta in questo modo e lo lasciamo fare, se non diamo
il buon esempio, beh, allora tutto inutile; e mentre di incivili per
fortuna ce ne sono comunque molto pochi, sono sicuramente una minoranza
(qualcuno non la pensa così ma diamolo per buono!), di gente che da’ il
buon esempio raccogliendo le cartacce e offendo un sacchetto quando vede
lanciare nel bosco la buccia di banana (che poi attira le capre che cacano pure loro)… mi sono perso… ah, dicevo, di gente che da’ il buon
esempio non ce n’e’ poi moltissima!
Io per primo, ho visto buttare un mozzicone ad un
climber… volevo consigliargli vivamente di ficcarselo in… ma poi ho
visto quanto era grosso… una roba enorme… e mi son detto… <<ma si’ va’…
quando va via lo raccolgo io!!!>>
Una scena tipo quella dell’Agente a Berlino davanti
a quelle due bestie di sbandati! A proposito, devo raccontarvi la fine…
Il tipo di ghiaccio, di fronte a quei due che lo
guardavano con aria di sfida, non fa’ una piega! Ma anzi, fissando negli
occhi a 10cm uno dei due si mette a gridare così forte che potevamo
sentire anche noi, attoniti, dall’altra parte dell’ampia sala! Mi
ricordo anche bene cosa gridava :<<HAINZ KAINZ RAUS FURK AKSH KAIL NAIN
TRAIN>> …a quel punto il silenzio più totale… dopo qualche secondo di
meditazione la bestia n.1 muove la mano… terrore… la infila in tasca
continuando a fissare l’agente Terminator… tira fuori… …ma cos’e’?? …il
suo fazzoletto di stoffa… si inginocchia a terra e ripulisce il suo
sputacchio pocanzi sputacchiato mentre l’agente è fermo in piedi di
fronte a lui… fino a quando il lavoro di ripulitura non è finito per
benino… solo allora senza più pronunciare parola, volta le spalle ai due
e moooolto lentamente si allontana con passo fermo senza più voltarsi…
Noi:<<adesso lo prendono alle spalle e lo
ammazzano! E’ morto!>> e invece NO! Quelli si sono rimessi a guardare i
passanti dopo essere stati richiamati all’ordine e aver rimediato al
loro errore.
Una scena di un altro tempo: pianeta Berlino, non
ho commenti da fare perché ce ne sarebbero infiniti, in questo caso sia
pro che contro, ma mi ha talmente impressionato la rigidità riguardo
all’applicazione delle regole, la fermezza e “l’intolleranza” verso i
comportamente non etici, cosa che ho riscontrato anche leggendo recenti
articoli su Wolfgang Güllich, Kurt Albert e sugli altri arrampicatori di
punta del Frankenjura tedesco, che non posso far a meno di confrontare
con quello che siamo stati capaci di fare noi in pochi anni a Meschia!
Fa veramente male constatare come abbiamo ridotto
un luogo fiabesco, dall’ecosistema in precario ma perfetto equilibrio,
peraltro di proprietà privata, in un cesso a cielo aperto… oggi
finalmente chiuso dai legittimi proprietari e sottratto ad un destino
troppo spesso scontato quando la natura viene a confronto con la
(in)civiltà moderna!
Ho rinunciato a pubblicare l’articolo su Meschia
per molti mesi, perché pensavo che il solo parlarne bene a oltre 1200
climber destinatari della Newslettera avrebbe contribuito un minimo ad
aumentarne la frequentazione e ad accelerare un destino che chiunque ci
sia stato poteva facilmente prevedere.
Ora sapendo che l’accesso è interdetto, vi parlo di
quello che è davvero il più incantevole luogo per fare bouldering in
ambiente naturale d’Italia, sperando che quello che è successo
rappresenti un motivo di riflessione per chiunque si appresti a “dare in
pasto ai leoni” un’altra area altrettanto delicata, occorre capire che
c’e’ luogo e luogo, la natura non è una palestra indoor appositamente
studiata per accogliere una grande massa di persone, con servizi
igienici, servizio di pulizia post-utilizzo e proprietario presente a
far rispettare le norme… su questo gli istruttori delle palestre dovrebbero
insistere con i corsisti che sempre più oggi iniziano sulla resina dei
centri di arrampicata seguiti da formatori FASI, FIAR o CAI per poi
riversarsi nelle aree outdoor.
In ambiente naturale, solo la responsabilità, il
senso civico di ognuno, e non ultimo l’interessamento delle
amministrazioni locali che devono garantire le infrastrutture e il
controllo laddove si ammassano centinaia di persone in un weekend,
possono garantire il mantenimento di quel sottile equilibrio necessario
alla stabilità dell’ecosistema, alla flora, alla fauna.
Se il buonsenso scarseggia, se l’adrenalina che
così tanto ricerchiamo, scorrendo nelle vene ci acceca di fronte a
problemi di così significativo impatto ambientale allora sono portato a
giustificare e anzi a plaudire chi, scoperto un nuovo luogo incantato di
simile delicatezza, se lo tenesse per se ! e dimostrando non egoismo ma
bensì estrema saggezza, rinunciasse a darsi lustro per la nuova scoperta
continuando a frequentarla in punta dei piedi con i suoi più fidati
amici… forse per questo, molti altri luoghi non lontani da Meschia, sono
rimasti soltanto una leggenda, protetti dai loro
stessi scopritori e responsabili custodi!
Ma chi meglio di Mauro Calibani, il
primo esploratore del sito boulder, può raccontarci
cos'è successo e farci riflettere sull'argomento?
L'intervista a Mauro Calibani
(con
le foto del viaggio a Meschia nel novembre 2001)
Lez
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