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Newsletter n.11

 


QUEL SOTTILE EQUILIBRIO

 

Alcuni anni fa’ mi trovavo a Berlino per questioni di lavoro. Ero con alcuni colleghi nell’ampio ingresso di una stazione di metropolitana centrale mentre assistiamo ad una scena… diciamo inusuale…

Non lontano da noi si trovavano due ragazzoni dall’apparenza decisamente alternativa… cinture di chiodi, capelli lunghi e sporchi, giubbotti stracciati in pelle nera e jeans, uno era seduto direttamente a terra, l’altro in piedi appoggiato al muro, guardavano con disprezzo e superiorità la gente comune transitare da e verso i treni… fino qui nulla di male, beati loro che possono vivere (meglio dire sopravvivere) senza lavorare e vagabondando per la città…

Ad un certo punto uno di loro si gira e sputacchia per terra, a mezzo metro dai suoi stessi piedi… l’altro ride divertito…  chi invece non ride affatto è un ragazzone del servizio di vigilanza che da oltre 50 metri di distanza stava osservando i due ed ora si era deciso a muoversi verso di loro. Noi lì impietriti ad osservare l’agente in divisa grigia, pantaloni stile mimetica e camicia (temperatura prossima allo zero)… completamente disarmato, senza neanche il manganello, un metro e novanta di fisico statuario, sguardo freddo, una specie di Terminator biondo con gli occhi di ghiaccio!!

Punta direttamente il tipo seduto e arrivato a pochi centimetri da lui gli intima di alzarsi… con atteggiamento svogliato e con un grugno strafottente lo sbandato si alza e…. porca miseria… è il doppio di lui !! adesso sono guai, quelli sono due armadi a doppie ante e fanno paura!!!
Noi senza parole immaginiamo già il seguito… molto dolore… ma chi glielo ha fatto fare, in fin dei conti non facevano proprio nulla… quello era un luogo pubblico e potevano starci benissimo per ore… invece adesso… si è preso una bella rogna!!

A tutti gli effetti quante volte ci è capitato di vedere persone alla base della falesia o fra i massi comportarsi da incivili? C’e’ una piccola parte di noi, la peggiore, che non possiede quel minimo di buona educazione per capire che gettare carta per terra, infilare i mozziconi nei buchi della roccia, cacare appena dietro l’albero e lasciare tutto in bella vista, sono gesti che deteriorano l’ambiente e sono una mancanza di rispetto verso le persone che frequentano lo stesso luogo!

E’ sempre il solito discorso sull’etica e sulla tutela dell’ambiente, che dovrebbe essere completamente superfluo, anzi, più lo ripeti e più vieni considerato fanatico quando non perfino “integralista” !!
Integralista? Se questo significa essere convinto al 100% di quello che dico lasciando quindi lo 0% alla visione opposta… allora non ho problemi ad ammetterlo e anzi, posso anche consumarmi i polpastrelli a riscrivere che:

- abbandonare rifiuti è un gesto incivile e per rifiuti intendo anche le montagne di mozziconi che si trovano dappertutto (pure nei buchi in sosta)
- defecare nei pressi di luoghi frequentati è disgustoso
e ci aggiungo:
- incidere e scrivere sulla roccia è una sorta di atto vandalico
e dulcis in fundo:
- tagliare le piante per farci passare una linea
- calpestare il manto di muschio che protegge il terreno o lasciare che i propri cani lo facciano per noi con devastazione pure superiore (magari pure cacate superiori!)

e poi mi sento anche di affermare questo: se vediamo qualcuno che si comporta in questo modo e lo lasciamo fare, se non diamo il buon esempio, beh, allora tutto inutile; e mentre di incivili per fortuna ce ne sono comunque molto pochi, sono sicuramente una minoranza (qualcuno non la pensa così ma diamolo per buono!), di gente che da’ il buon esempio raccogliendo le cartacce e offendo un sacchetto quando vede lanciare nel bosco la buccia di banana (che poi attira le capre che cacano pure loro)… mi sono perso… ah, dicevo, di gente che da’ il buon esempio non ce n’e’ poi moltissima!

Io per primo, ho visto buttare un mozzicone ad un climber… volevo consigliargli vivamente di ficcarselo in… ma poi ho visto quanto era grosso… una roba enorme… e mi son detto… <<ma si’ va’… quando va via lo raccolgo io!!!>>
Una scena tipo quella dell’Agente a Berlino davanti a quelle due bestie di sbandati! A proposito, devo raccontarvi la fine…

Il tipo di ghiaccio, di fronte a quei due che lo guardavano con aria di sfida, non fa’ una piega! Ma anzi, fissando negli occhi a 10cm uno dei due si mette a gridare così forte che potevamo sentire anche noi, attoniti, dall’altra parte dell’ampia sala! Mi ricordo anche bene cosa gridava :<<HAINZ KAINZ RAUS FURK AKSH KAIL NAIN TRAIN>> …a quel punto il silenzio più totale… dopo qualche secondo di meditazione la bestia n.1 muove la mano… terrore… la infila in tasca continuando a fissare l’agente Terminator… tira fuori… …ma cos’e’?? …il suo fazzoletto di stoffa… si inginocchia a terra e ripulisce il suo sputacchio pocanzi sputacchiato mentre l’agente è fermo in piedi di fronte a lui… fino a quando il lavoro di ripulitura non è finito per benino… solo allora senza più pronunciare parola, volta le spalle ai due e moooolto lentamente si allontana con passo fermo senza più voltarsi…
Noi:<<adesso lo prendono alle spalle e lo ammazzano! E’ morto!>> e invece NO! Quelli si sono rimessi a guardare i passanti dopo essere stati richiamati all’ordine e aver rimediato al loro errore.

Una scena di un altro tempo: pianeta Berlino, non ho commenti da fare perché ce ne sarebbero infiniti, in questo caso sia pro che contro, ma mi ha talmente impressionato la rigidità riguardo all’applicazione delle regole, la fermezza e “l’intolleranza” verso i comportamente non etici, cosa che ho riscontrato anche leggendo recenti articoli su Wolfgang Güllich, Kurt Albert e sugli altri arrampicatori di punta del Frankenjura tedesco, che non posso far a meno di confrontare con quello che siamo stati capaci di fare noi in pochi anni a Meschia!
Fa veramente male constatare come abbiamo ridotto un luogo fiabesco, dall’ecosistema in precario ma perfetto equilibrio, peraltro di proprietà privata, in un cesso a cielo aperto… oggi finalmente chiuso dai legittimi proprietari e sottratto ad un destino troppo spesso scontato quando la natura viene a confronto con la (in)civiltà moderna!

Ho rinunciato a pubblicare l’articolo su Meschia per molti mesi, perché pensavo che il solo parlarne bene a oltre 1200 climber destinatari della Newslettera avrebbe contribuito un minimo ad aumentarne la frequentazione e ad accelerare un destino che chiunque ci sia stato poteva facilmente prevedere.

Ora sapendo che l’accesso è interdetto, vi parlo di quello che è davvero il più incantevole luogo per fare bouldering in ambiente naturale d’Italia, sperando che quello che è successo rappresenti un motivo di riflessione per chiunque si appresti a “dare in pasto ai leoni” un’altra area altrettanto delicata, occorre capire che c’e’ luogo e luogo, la natura non è una palestra indoor appositamente studiata per accogliere una grande massa di persone, con servizi igienici, servizio di pulizia post-utilizzo e proprietario presente a far rispettare le norme… su questo gli istruttori delle palestre dovrebbero insistere con i corsisti che sempre più oggi iniziano sulla resina dei centri di arrampicata seguiti da formatori FASI, FIAR o CAI per poi riversarsi nelle aree outdoor.

In ambiente naturale, solo la responsabilità, il senso civico di ognuno, e non ultimo l’interessamento delle amministrazioni locali che devono garantire le infrastrutture e il controllo laddove si ammassano centinaia di persone in un weekend, possono garantire il mantenimento di quel sottile equilibrio necessario alla stabilità dell’ecosistema, alla flora, alla fauna.

Se il buonsenso scarseggia, se l’adrenalina che così tanto ricerchiamo, scorrendo nelle vene ci acceca di fronte a problemi di così significativo impatto ambientale allora sono portato a giustificare e anzi a plaudire chi, scoperto un nuovo luogo incantato di simile delicatezza, se lo tenesse per se ! e dimostrando non egoismo ma bensì estrema saggezza, rinunciasse a darsi lustro per la nuova scoperta continuando a frequentarla in punta dei piedi con i suoi più fidati amici… forse per questo, molti altri luoghi non lontani da Meschia, sono rimasti soltanto una leggenda, protetti dai loro stessi scopritori e responsabili custodi!

Ma chi meglio di Mauro Calibani, il primo esploratore del sito boulder, può raccontarci cos'è successo e farci riflettere sull'argomento?

L'intervista a Mauro Calibani
(
con le foto del viaggio a Meschia nel novembre 2001)

Lez

 

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